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Premessa
In queste pagine interamente dedicate alle feste e ricorrenze, che scandiscono le stagioni dell'anno, non si poteva non dedicare ampio spazio alla festa del papà. In Italia, come vedremo, il "testimonial" ufficiale della festa è da sempre S. Giuseppe, ma noi abbiamo scelto in rappresentanza di tutti i papà, un altro falegname, senz'altro di estrazione più "laica", ma sicuramente altrettanto affettuoso, nei confronti del figlio anch'esso adottivo, ma tutt'altro che buono e rispettoso nei confronti di un papà disposto a tutto pur di farne un bravo ragazzo. Storie d'altri tempi, ma che non farebbe male rileggere un po' anche ai nostri giorni. In questa ricorrenza quindi ricordatevi di valutare l'affetto che vostro padre vi dimostra (anche se a volte frettolosamente prima di andare a lavoro), l'appoggio morale (anche se è stanco e sembra assente), il sostegno nei momenti più bui (quando vuol sembrare imperturbabile e invece dentro di sé sta peggio di voi); vogliategli bene come genitore e ricordatevi che anche lui è una persona con i suoi difetti, con i suoi impegni e con i suoi problemi, ma soprattutto con un grande amore nei vostri confronti. È certo che lui non vi tradirà mai e le scelte che vi consiglierà saranno sempre volte al vostro esclusivo interesse, attenzione questa che non riceverete mai nemmeno dal vostro migliore amico!
  

Geppetto dipinge amorevolmente il viso del 'figlio' Pinocchio...

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Storia e Origini della Festa

La festa del Papà è un giorno speciale per tutti gli uomini che hanno avuto l'onore e l'onere della paternità, soprattutto oggi che questa figura è sempre più rivalutata nell'ambito della famiglia.
Le più antiche notizie farebbero risalire le origini di questa festa addirittura ai tempi dei babilonesi. La leggenda vuole, infatti, che un giovane ragazzo dal nome Elmesu, quasi 4.000 anni fa, scrivesse al padre, su una piastra di argilla, un messaggio di augurio di buona salute e lunga vita.
In tempi decisamente più recenti, alcune fonti, riferiscono che questa usanza avrebbe avuto le sue origini in Olanda nel 1936 dove, in occasione di questa festa, i padri intraprendevano una gita per soli uomini. Oggi, tuttavia, la festa del papà viene celebrata solo in alcuni paesi europei, in giorni diversi e in modo differente da un nazione all'altra. In Olanda, viene festeggiata il 18 Giugno ed anche nei paesi anglosassoni, la festa del papà ricorre a Giugno e non ha alcuna connotazione religiosa. Secondo questa stessa tradizione, l'idea di individuare una giornata in cui i figli possano onorare il loro padre nacque intorno ai primi del 1900 a Spokane, Washington, da una donna, Sonora Smart Dodd, mentre stava ascoltando il sermone nel giorno della festa della mamma. Sonora fu cresciuta dal padre Henry Jackson Smart (dopo la morte della madre) e volle far conoscere a tutti quanto questo premuroso genitore fosse importante per lei. Un padre che le fece anche da madre, con coraggio, altruismo e soprattutto amore e dolcezza. Fu scelta la data del 19 Giugno, proprio perché il padre di Sonora era nato in quella data. La prima festa del papà fu celebrata proprio il 19 Giugno 1910 a Spokane, Washington. Nel 1924, il Presidente Calvin Coolidge (1923-1929) proclamò la terza domenica di Giugno giorno ufficiale del papà. Le rose sono il simbolo di questa festa, rosse, se il genitore è ancora in vita, bianche, in caso contrario.S. Giuseppe
Solamente quando questa usanza giunse anche in Italia, si decise che sarebbe stato più adeguato festeggiarla il giorno della Festa di San Giuseppe. Nella tradizione popolare, infatti, San Giuseppe, sposo di Maria, è il padre "terreno" di Gesù e quindi figura emblematica per ricoprire questa carica!
Inizialmente la Festa del Papà fu dichiarata festa nazionale, successivamente abrogata, ma è rimasta comunque un'occasione per le famiglie, e soprattutto per i bambini, di festeggiare i loro papà. Anche se in Italia la ricorrenza ha questa connotazione religiosa, sembra comunque che solo dal 1968 la festa del papà fu fatta coincidere con il giorno dell'onomastico del Santo, e che la connotazione commerciale della festa è stata voluta dalla Buton per promuovere la vendita del proprio brandy "Vecchia Romagna".

Due tradizioni, in particolare, caratterizzano la festa del 19 Marzo un po' in tutta Italia: i falò e le "zeppole". Poiché la celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell'inverno, le celebrazioni rituali religiose, come spesso accade, si sovrappongono a quelle pagane come i riti di purificazione agraria, di antica memoria. In quest'occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe. Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle "zeppole", le famose frittelle di S. Giuseppe, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa. A Roma la preparazione delle zeppole, affiancate dai bignè di San Giuseppe, ha un fervore particolare.
In passato, ad ogni angolo di strada era possibile trovare un banco di frittelle, e tutta la città era addobbata da festose decorazioni. In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di giovani sposi che, in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, si videro rifiutare la carità di un riparo per la notte per consentire a Maria di poter dare alla luce il Figlio dell'uomo. Questo atto, che viola due sacri doveri: l'ospitalità e l'amore familiare, viene ricordato in molte regioni con l'allestimento di un banchetto speciale. Così in alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i poveri al banchetto di San Giuseppe. In questa occasione, un sacerdote benediceva la tavola, ed i poveri erano serviti dal padrone di casa. In alcune città, il banchetto veniva addirittura allestito all'interno della chiesa, e, mentre due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, tante quante le pietanze che venivano servite.
Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa.
  

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LE FRITTELLE DI SAN GIUSEPPE

Fritole venezianeLe frittelle, che si fanno per S. Giuseppe sono generalmente un impasto di bianca farina, acqua o latte e lievito, arricchito di uva passa, pinoli, cedri o aranci canditi, e fatto poi cadere a cucchiate nel padellone che “sfrigola” di strutto. Vi sono parecchi altri modi di fare le profumate frittelle. Ben lo sanno in Liguria, in Toscana, in Puglia e nel Veneto (dove le vogliono abbondanti di spezie). Per confermare questa profonda radice storica abbiamo scelto, da un grande autore di prelibatezze del XVI° sec. Bartolomeo Scappi, una nobile ricetta di "fritole veneziane". Queste buttate a inturgidirsi nello strutto bollente, non risultano così dissimili dalle attuali, gli ingredienti infatti sono: farina bianca, zucchero, uva sultanina, scorza di limone e il saporino di un liquore. Ma vi sono anche altri modi, spesso tramandati dalla tradizione delle varie regioni d'Italia, Ne voglio presentare alcune.
  

   Queste frittelle si possono fare "riciclando" il pane un po' raffermo che è rimasto nella dispensa.

  

Ingredienti:
Pane, bicchiere di latte, uova, zucchero, farina, cannella, noce moscata, cacao in polvere, bicchiere di brandy
 
Preparazione:
Cuocere il pane nell'acqua, far raffreddare, aggiungere un bicchiere di latte, 4 uova, zucchero, farina, cannella, noce moscata, cacao in polvere e un bicchiere di brandy.
Mescolare fino ad avere un impasto omogeneo: versare un cucchiaio d'impasto per volta nell'olio bollente, far assorbire l'unto in accesso su carta e spolverizzarlo di zucchero.
  

Un altro tipo di frittelle di S. Giuseppe. Come si vede ne esistono una varietà ed ognuno può scegliere quella che più gli piace.

 

Ingredienti:Frittelle di S. Giuseppe

500 g di Riso, 1/4 l di Latte, 1/4 l di Acqua, 3 Uova, 1 bicchierino di Rhum, Uvetta sultanina q.b., 110 g di Zucchero, 1 bustina di Lievito per i dolci, Scorza di limone e arancia grattugiate q.b., Sale 1pizzico, Farina 2 cucchiai, Vaniglia 1 stecca, Zucchero a velo q.b.
Olio per friggere 1 l

Preparazione:
Lessate il riso nell'acqua e latte, con la stecca di vaniglia che avrete inciso per liberare
i semi, per una ventina di minuti: deve rimanere morbido. Eliminate la stecca e lasciatelo raffreddare. Trasferitelo in una ciotola ed incorporate gli altri ingredienti, escluso lo zucchero a velo.
Fatelo riposare per circa un'ora, dopodiché friggete il composto a cucchiaiate nell'olio bollente. Si otterranno delle crocchette sferiche, che saranno cotte quando presenteranno un bel colore marrone.
Scolatele su carta assorbente, lasciatele intiepidire, quindi spolveratele con lo zucchero a velo e servite.
 

E, per finire, la ricetta, o meglio una delle tante ricette delle famose "zeppole" altro tipo di frittelle della tradizione romana, napoletana, e un po' di tutto il centro sud, anche se con diverse e particolari differenze.

 

Zeppole NapoletaneIngredienti (4 persone):
260 g di farina bianca, 50 g di burro, 50 g di zucchero,poco lievito in bustina, 1 bustina di zucchero vanigliato, 12 ciliegie sciroppate, olio per friggere, 1 uovo e sale. Per la crema pasticciera 2,5 dl di latte, 3 tuorli, 60 g di zucchero, 20 g di farina bianca, 1 pezzetto di scorza di limone, 1 pezzetto di vaniglia

Preparazione:
Preparazione della crema pasticciera: fate bollire il latte con la scorza di limone e la vaniglia. Mettete in una terrina i tuorli d'uovo e lavorateli con lo zucchero fino a ottenere una crema spumosa; unite la farina e continuate a lavorare con una spatola di legno. Togliete la vaniglia e la scorza dal latte e aggiungetelo, poco per volta, al composto, continuando a mescolare. Versate la miscela ottenuta in un tegame a fondo concavo e fate cuocere a fiamma bassa, continuando a mescolare senza far bollire. Travasate la crema in una terrina e lasciatela intiepidire, mescolando ripetutamente. Preparazione delle zeppole: mettete 250 g di farina a fontana sul piano di lavoro, unitevi nel centro il lievito, l'uovo, lo zucchero, il burro a tocchetti e pochissimo sale. Impastate gli ingredienti energicamente fino a ottenere un composto liscio e omogeneo; formate tante palline e lasciatele riposare su una spianatoia cosparsa di farina. Scaldate l'olio in una padella e friggetevi le zeppole, poche per volta, facendole gonfiare e colorire uniformemente. Sgocciolatele e mettetele su carta assorbente da cucina. Disponetele sul piatto da portata, guarnitele con la crema pasticciera e le ciliegie, quindi servitele calde.

 

       
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